OLTRE LA PREPARAZIONE ATLETICA: Allenare il corpo e la MENTE con … Maurizio Di Renzo

 

L’intervista che vi proponiamo è quella rivolta a Maurizio Di Renzo, un preparatore atletico la cui esperienza nel campo calcistico è vastissima; infatti, alle sue spalle vanta 17 anni tra i professionisti in cui ha centrato una promozione in Serie B, 2 promozioni in Serie A e 3 Salvezze in Serie A.

Ciao Maurizio, grazie per averci concesso questa intervista. Parlaci un po di te e della tua esperienza professionale, per chi non ti conosce ancora.

Nasco come insegnante di educazione fisica ed ho giocato come calciatore nel settore dilettantistico ma sono stato sempre curioso di sapere cosa accadesse dentro uno spogliatoio professionistico tanto che questa passione mi ha portato al lavoro odierno che svolgo. Ho iniziato a Giulianova come responsabile della preparazione atletica del settore giovanile e durante l’anno sono stato promosso in prima squadra, che al tempo militava in serie C1 (attuale Lega PRO) affiancando il mister Adriano Buffoni per 2 anni consecutivi e mister Marco Giampaolo(2000/01 e 2001/02); è stato poi per me un crescendo dalla serie C alla B col Pescara di mister Ivo Iaconi (2002/03 e 2003/04); successivamente 2 anni consecutivi ad Ascoli in serie B ed in serie A con mister Massimo Silva e Marco Giampaolo (2004/05 e 2005/06) ; due anni in A a Cagliari ancora con mister Giampaolo ( 2006/07 e 2007/08); l’annata successiva sono stato a Livorno in B con il mister Leonardo Acori (2008/09); la prima volta a Palermo in serie A è quella che mi ha consentito di collaborare con Walter Zenga (2009/10); nel 2011 sono stato un anno a Lecce col mister De Canio in serie A; nella stagione 2011/12 a Brescia per 2 annate col mister Alessandro Calori in serie B, con cui sono stato a Novara nella stagione successiva (20013/14); E quest’anno sono ritornato a Palermo col mister Diego Lopez;

Qual’è stato l’anno più bello nella tua carriera e spiegaci il perché?

La stagione che ricordo con più gioia e gratificazione è quella del Livorno, annata molto bella perché nonostante le difficoltà siamo riusciti alla fine a vincere il campiona ed andare in serie A.

In virtù della tua grandissima esperienza, quanto influisce l’atteggiamento mentale nella performance atletica dei calciatori?

Credo che ogni giorno il calciatore debba svolgere una seduta di allenamento mentale la quale lo convinca di possedere tutti i mezzi necessari per potersi migliorare perché l’errore più grande che si possa fare è di ritenersi “arrivato”; durante la settimana ogni calciatore svolge sei sedute di allenamento per ottimizzare la sua condizione fisica e mentale, per poter affrontare la gara nel migliore dei modi, soprattutto, non ritenendosi nè inferiore nè superiore agli altri ma sapendo di poter affrontare chiunque, nella consapevolezza di aver svolto il proprio lavoro. Ritengo sia estremamente importante che una condizione mentale ottimale, di autostima, di serenità e di consapevolezza di aver svolto il proprio lavoro al meglio, lo accompagni tutta la settimana. La gara è la cornice che valorizza l’opera, il risultato di tutto ciò che il calciatore vive durante tutta la settimana. L’allenamento mentale è alla base della performance agonistica.

In un calcio dove si corre tantissimo, dove negli anni il divario tra le squadre è diminuito, si comincia a focalizzare molto l’attenzione sull’aspetto mentale e motivazionale; qual’ è il tuo parere a riguardo?

Se un calciatore non è sostenuto quotidianamente da una condizione mentale ottimale mostrerà nel giro di poco tempo tutti i suoi limiti e ciò lo porterà all’emarginazione. Il calciatore deve essere come una spugna perché è chiamato ad immagazzinare ogni input propostogli, da proiettare, poi, in un miglioramento psico-fisico, nonché un distributore perché deve essere sempre pronto a rispondere a ogni tipo di richiesta psico- tattico-tecnica gli venga rivolta. E’ un prendere ed un dare. Il prendere e dare può avvenire solo nella condizione sopra descritta. Ambiente, affetti, legami, relazioni, capacità di risolvere ogni problematica quotidiana sono alcuni dei pilastri su cui poggia una buona condizione mentale.

Avendo allenato per tanti anni calciatori professionisti di ogni livello, puoi raccontarci degli episodi particolari, o periodi in cui l’aspetto mentale ha veramente fatto la differenza?

Ricordo come l’aspetto mentale giocò un ruolo fondamentale quando mi trovavo a Brescia nel dicembre 2011: la squadra era in zona retrocessione. Lì mister Calori fece un buon lavoro riuscendo ad azzerare il fardello dei giocatori attraverso colloqui singoli che li aiutarono a rivalutare le loro capacità. Riuscì, cosa importante, a far sentire tutti in gioco ed offrì a tutti la possibilità di esprimere il proprio pensiero; ottenemmo otto vittorie consecutive senza subire goal! L’aspetto mentale più che quello tecnico fu la ciliegina sulla torta, fu il valore aggiunto.

Si lavora tantissimo sull’aspetto tecnico, tattico atletico. Quanto si lavora nello specifico nell’allenare la mente, la concentrazione e tutti gli aspetti ad essa connessi?

Nei miei 17 anni tra i professionisti ho visto lavorare poco su questo aspetto. Ancora, purtroppo, si fa fatica ad evolvere nel nostro ambiente e ad accettare nuove metodologie. L’aspetto mentale è importante quanto la salute e la capacità tecnica del calciatore. Questo aspetto se curato offre benefici non solo al giocatore ma a tutta la squadra.

Possiamo chiudere chiedendoti quali sono le proposte che stai valutando per la prossima stagione calcistica?

Quest’anno ho ricevuto, tra le varie, una proposta estremamente interessante a Cagliari ma non ho potuto accettarla.

Grazie Maurizio per il tempo speso con noi. Il nostro augurio è di rivederti ben presto in campo tra le compagini della serie A con la tenacia e la determinazione che ti caratterizzano.

A Cura di Tony Pagliaro

2017-07-13T22:21:47+00:00