Motivazione e Goal Setting un legame inscindibile

 

Cos’è la motivazione, perché è così importante sotto ogni punto di vista, in particolare dal punto di vista calcistico?

Una delle definizioni che possiamo utilizzare è quella che ci fornisce la rete:

La motivazione è l’espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere o tendere verso una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l’insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta; secondo questa concezione, ogni atto che viene compiuto senza motivazioni rischia di fallire.

La motivazione svolge fondamentalmente due funzioni: attivare e orientare comportamenti specifici. Nel primo caso si fa riferimento alla componente energetica di attivazione della motivazione. Nel secondo caso si fa riferimento alla componente direzionale di orientamento.

Questa definizione è di fatto molto generica, ma ci fa capire quanto mantenere alta la motivazione sia fondamentale in ogni ambito della nostra vita (lavoro, rapporti sentimentali ed amicali, etc), figurarsi in ambito calcistico.

Quello che ci spinge appunto all’azione, il motivo dell’azione, è appunto l’obiettivo che ci poniamo, il sogno che facciamo, il punto dove vogliamo arrivare.

Non è poi così difficile essere motivati e sognare; se riportiamo la nostra mente ai giorni in cui eravamo bambini, chi non ricorda di aver sognato di fare un’impresa mai compiuta da nessuno, il lavoro più spettacolare del mondo, l’avventura più bella che mai si possa raccontare… A questo ricordo, ben impresso nel nostro sistema limbico, è sicuramente associata quella sensazione di potercela fare, di avere tutte le qualità per arrivare a realizzare tali sogni, sensazione legata ad energie potentissime che si scatenavano in noi.

Ovviamente i nostri sogni erano poi contaminati dal confronto con gli adulti, che ci spiegavano come fosse praticamente impossibile realizzare determinate cose, e questo spegneva buona parte dei nostri ardori, convincendoci a spostare le nostre fantasie su qualcosa di più concreto.

Crescendo ci siamo resi conto che i limiti alle nostre fantasie sono più di quelli che immaginavamo da piccoli, e, molto spesso, abbiamo rinunciato a molti sogni per non essere frustrati da eventuali fallimenti; si tratta di uno stato nel quale le motivazioni sono quasi azzerate, dove il mantenimento del nostro stato di comfort è quello a cui si punta.

Come superare questo stallo? Come ritrovare le motivazioni per poter cambiare questa immobilità?

Ci accorgiamo che non vogliamo più rimanere “fermi”, che vogliamo raggiungere uno stato diverso, che vogliamo uscire dal nostro comfort; come fare?

Senza dubbio una attenta fase analitica ed una precisa definizione di obiettivi che rispondano a determinate caratteristiche può essere una strategia attuabile.

Nella prima fase analitica dovremo essere senza dubbio intransigenti ed onesti nei confronti di noi stessi, al fine di essere il più coscienti possibile dei nostri punti di forza e di debolezza, anche se, pur impegnandosi al massimo, non riusciremo mai ad essere pienamente obiettivi a riguardo.

Il secondo punto è la definizione dell’obiettivo: devono essere suddivisi in sotto-obiettivi a breve, medio e lungo termine. Devono essere raggiungibili, ecologici e mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato.

Nel programmare gli obiettivi ci sono cinque caratteristiche fondamentali che devono essere rispettate al fine di evitare di incorrere in quelli che possono essere anche definiti i “cinque errori capitali” del goal setting. Le qualità necessarie di ogni obiettivo vengono ricordate dai professionisti ed espresse in modo sintetico attraverso l’utilizzo dell’acronimo S.M.A.R.T.

La S sta per specific (specifico). Un obiettivo deve essere specifico proprio perché è indispensabile sapere dettagliatamente cosa si vuole… se si specifica la via e il numero civico dove si desidera essere portati si corrono meno rischi di finire in luoghi che non corrispondono alle nostre esigenze. Infatti, un obiettivo generico può far attivare strade sbagliate o disperdere energie inutili. Un obiettivo specifico deve precisare specifiche azioni o eventi dettagliati che si desidera si manifestino. Un esempio di obiettivo generico e poco efficace è: «Desidero dimagrire» mentre un obiettivo specifico ed efficace è: «Desidero perdere tre chili».

M sta per measurable (misurabile). Questo elemento ricorda la necessità di poter verificare i miglioramenti e i benefici periodicamente, in modo tale da poter monitorare quanto ci si sta avvicinando al proprio obiettivo.

La A sta per attainable/achievable (ottenibile o raggiungibile). Indica l’importanza di stabilire obiettivi che siano ritenuti accessibili e attraenti dalla persona. È necessario, infatti, per intraprende un percorso di goal setting, che la persona senta e desideri davvero di volersi impegnare per arrivare alla meta, e che questa meta sia motivante e stimolante. Ricordatevi che questi elementi sono fondamentali, sia che si stia lavorando con una singola persona che con un gruppo. È sempre necessario ottenere il consenso profondo della persona o del gruppo che state guidando per raggiungere un obiettivo.

La R sta per realistic (realistico). Indica l’importanza di identificare obiettivi “possibili”, cioè relativamente facili, ma non troppo, onde evitare che risultino banali e scontati. Come sempre questi obiettivi vanno scelti tenendo conto delle risorse attuali dell’individuo e di ciò che è necessario fare per raggiungere la meta. Per capire se un obiettivo è realistico, occorre avere le idee chiare nei minimi dettagli riguardo a cosa è necessario fare per raggiungerlo. Inoltre è importante comprendere se si è in condizioni di arrivarci sia in termini di disponibilità che di capacità.

La T sta per time phased/time based (temporalmente scandito/basato). Questo ultimo elemento indica l’importanza legata al fattore tempo. Infatti, per un buon goal setting occorre stabilire una scadenza entro cui raggiungere l’obiettivo con eventuali tappe intermedie ben definite. Ecco perché si distinguono e si creano obiettivi a breve termine, obiettivi a medio termine e obiettivi a lungo termine. Generalmente, ma non è una regola aurea assoluta, gli obiettivi a breve termine si decide di raggiungerli entro uno o due mesi, gli obiettivi a medio termine entro tre/sei mesi e gli obiettivi a lungo termine entro un anno o poco più.

Aggiungendo poi altre due caratteristiche otterremo un obiettivo ancora migliore: S.M.A.R.T.E.R.

La E sta per exciting (eccitante). L’elemento E indica e sottolinea che l’obiettivo deve suscitare eccitazione ed entusiasmo. Le caratteristiche di eccitazione ed entusiasmo per l’obiettivo è necessario che sussistano sia quando lo si immagina come se fosse reale, sia quando si visualizza la sua possibilità di realizzazione, sia quando viene conseguito concretamente. Questa motivazione spiega e supporta ancora di più l’utilizzo dell’imagery, o visualizzazione. Come ho sempre sostenuto, uno degli elementi base per massimizzare i benefici e la qualità dei risultati in un percorso di mental training e goal setting, una delle tecniche fondamentali per scegliere, consolidare, perfezionare, alimentare e sostenere la motivazione degli obiettivi è l’imagery.

La R sta per recorded (registrato). L’elemento R indica e sottolinea che l’impegno a raggiungere un obiettivo sia formulato in forma scritta e opportunamente annotato/registrato.

La persona che desidera utilizzare il goal setting è importante che sottoscriva un “contratto” vero e proprio con se stesso, trasmutando gli obiettivi da forma, pensiero e immagini in un impegno leggibile.

Inoltre di tenere un diario su cui aggiornare quotidianamente gli sviluppi consente di avere chiara la situazione, mantenere alta la motivazione, solida e forte la promessa. L’elemento R è giustamente ritenuto la chiave di distinzione tra un obiettivo e un sogno. Per poter diventare un obiettivo concreto, è necessario che sia presente anche sul piano fisico attraverso la stesura di un “contratto” scritto. Questo elemento servirà infine a trasformare l’idea in vera e propria azione.

Qualunque sia il nostro campo d’azione, qualunque sia la nostra attività, qualunque sia il nostro piccolo o grande sogno, proviamo a rispettare questi semplici consigli e vedremo come quello che sembra solo un sogno, può diventare realtà.

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Pier Francesco Battistini

Dottore in Psicologia

Coach Uefa Pro

2017-06-02T21:59:02+00:00