L’evoluzione della formazione del calciatore: intervista a Carlo Piraino

L’intervista che segue si é rivelata preziosa per aver contribuito a spiegare l’evoluzione della formazione del calciatore; è stata rilasciata da Carlo Piraino, collaboratore del progetto Mr Allegri Tactics nonché responsabile della metodologia della J-Football Academy che fa capo alla società tedesca DLV Soccer Management con cui la FMA si appresta a instaurare una proficua collaborazione.

Ciao Carlo, grazie per esserti reso disponibile alla nostra iniziativa, per mezzo della quale parliamo di calcio attraverso le parole di addetti ai lavori che hanno una visione del sistema che non si fermi ai soliti stereotipi.

Ci puoi parlare di te, della tua figura in questo variegato mondo?

Sono un allenatore, pratico lo sport calcio dal 1972 a vario titolo, prima da calciatore poi da allenatore, responsabile di settore giovanile nonché coordinatore dell’area metodologica, con propensione a quelle che sono le dinamiche mentali di questo stupendo sport.

Ho calcato campi polverosi e non, ho frequentato e collaborato con società professionistiche e non, ho conosciuto e lavorato a fianco di importanti rappresentanti del calcio italiano. Tutt’ora faccio parte dello staff di Mr Massimiliano Allegri in qualità di responsabile dell’area Tecnica, Tattica e Fisica, per quanto riguarda la sua applicazione dedicata agli allenatori (Mr Allegri Tactics). Infine e non di minore importanza, sono allenatore e coordinatore dell’area metodologica del settore giovanile di una società tedesca, la DLV Soccer Management.

Hai conosciuto il calcio da tanti punti di vista (Calciatore, Allenatore, Responsabile di settore giovanile, programmazione…); che idea ti sei fatto rispetto l’evoluzione di questo magnifico sport? Quale argomento credi debba essere affrontato con ancora più impegno?

Ripensando alle esperienze fatte nel mondo del calcio la cosa che balza alla vista è come, in qualità di allenatori e/o calciatori, abbiamo fatto importanti esperienze sportivo/culturali sotto l’aspetto Tecnico, Tattico e Fisico in tempi diversi, diversificando tra loro qualità e periodi di interventi, vale a dire intervenendo in maniera singola su ogni aspetto. Tutto ciò tralasciando più o meno volutamente l’aspetto mentale, con “risultati” che a tutti i livelli sono sotto gli occhi di tutti.

Pensi che i tempi siano cambiati, che gli attori in gioco siano pronti a questo epocale cambiamento?

Oggi lo sport calcio non è più paragonabile a quello di qualche anno fa, così come la vita. Oggi chi fa sport ha un approccio culturale diverso verso questa disciplina ed una cultura generale superiore rispetto al passato. Questo riportato al calcio sta ad indicare che sia il calciatore che l’allenatore hanno fatto grossi passi in avanti sotto l’aspetto cognitivo, sono più portati al pensiero critico ed è impensabile potere allenare il calciatore, come sempre si è fatto, escludendo da tutto ciò la mente.

Ancora oggi la cultura sportiva non è valorizzata come dovrebbe in ogni sua componente al pari di ciò che succedeva qualche decennio fa… Basti pensare a quegli allenatori di settore giovanile e non che telecomandano i loro giovani calciatori in allenamento come in partita, magari urlando, passando per “grintosi”!

Bisogna fare i conti con il mondo che cambia ed anche figure importanti, come quelle degli allenatori e dei calciatori, non possono pensare di gestire la propria professionalità nelle modalità agite nel passato.

Cosa occorre quindi per emergere in questo campo?

Non basta essere allenatori competenti o abili calciatori per raggiungere traguardi ambiziosi e duraturi, non basta più allenare solamente le componenti tecniche, tattiche e fisiche estrapolandole da quelle mentali. Credo che oggi più che mai queste quattro aree debbano essere supportate da figure professionalmente valide che sappiano interagire con l’obiettivo di migliorare uno sport importante come il calcio.

Il calcio non può pensare di essere uno sport tecnico se non percepisce di essere uno sport di squadra in ogni sua componente societaria. Servono idee da applicare, pensieri da valutare, sostenere ed attuare. Servono menti ricettive che si ispirino ad un’idea, un modello di gioco, una filosofia. Per questo credo che la figura del Mental Coach possa essere un utile mezzo d’unione per allenatori e calciatori, un collante in grado di traghettare le idee verso la loro applicazione valorizzandole in modo che le stesse possano essere un valido riferimento per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Qual’è per te la soluzione auspicabile?

In primis, la creazione di una cultura che vada nella direzione di staff completi, competenti e privi di protagonismo dove l’utente ultimo ma il più importante, qual è il calciatore, possa essere veramente in grado di tirar fuori il meglio di sé in ogni circostanza; in poche parole, un calciatore educato e completo per quanto riguarda la sua funzione in seno alla squadra e non soltanto riguardo al suo ruolo… È molto importante creare questa cultura sin dai settori giovanili di tutte le società calcistiche e sportive in generale, ciò significherebbe fare un passo avanti decisamente fondamentale verso comportamenti sani. Ecco perché ritengo di fondamentale importanza il ruolo del Mental Coach!

Per finire un paio di considerazioni. Riportando il valore dell’aspetto mentale nel calcio non possiamo fare riferimento a ciò che il Barça ed il Crotone hanno fatto, grazie alla giusta motivazione, contro PSG ed Internazionale. Il Barça dei grandi talenti ha saputo ribaltare il risultato nella partita di ritorno contro i francesi (ai più insperato) negli ottavi di Champions League, non solo per qualità tecniche, tattiche o fisiche (presenti anche nella partita d’andata), ma soprattutto grazie ad un approccio mentale molto positivo e propositivo. Lo stesso così non è stato nella partita di campionato di questo fine settimana contro il Malaga che ha visto i blaugrana soccombere per 2 a 0 contro avversari certamente di valore inferiore. E cosa dire dell’Inter, che dopo la vittoria per 7 a 1 sull’Atalanta è crollata sotto i colpi di avversarie qualitativamente inferiori ma con forti motivazioni, come quelle che ha messo in campo il Crotone… ottenendo solamente un punto in 3 partite contro squadre decisamente alla portata?  

L’aspetto mentale  in queste circostanze è stato determinante, se non fosse stato così si sarebbero dovuti evidenziare gli altri aspetti di cui Barça ed Inter dispongono in quantità industriali rispetto alle avversarie. Credo che tutto ciò sia possibile grazie all’ottimizzazione di un’idea che si avvale di una “Mente allenata“, perché è questa che supporta il corpo e non viceversa!

 

2017-04-15T16:50:26+00:00