Le 5 domande di Football Mental Academy a… Antonio Calabro

Oggi, attraverso le nostre “cinque domande” scopriremo il punto di vista di uno tra i più promettenti giovani allenatori  italiani. E’ il turno di Antonio Calabro che, con semplicità e puntualità, ci farà scoprire le attitudini mentali che lo hanno portato in così poco tempo sotto i riflettori degli addetti ai lavori.

1. Dopo una lunghissima carriera che ti ha portato a giocare oltre 300 partite nei professionisti, sei alla tua quinta stagione da allenatore;
definire il tuo percorso come importante è riduttivo, visto che hai vinto 3 dei 5 campionati disputati (due di eccellenza con  Gallipoli e la Virtus Francavilla) ed uno di serie D (ancora con la Virtus).
Attualmente hai l’opportunità di entrare nei playoff di lega pro alla prima esperienza.
Tutto questo, unito al corso Uefa A che hai superato nella stagione passata, rende il tuo inizio carriera folgorante. Come è nata questa passione? Quando ti sei accorto di voler fare l’allenatore?

La passione per questo Sport è nata con me; mentre, l’attitudine a fare questo mestiere l’ho percepita già quando giocavo e soprattutto agli inizi della mia carriera calcistica, a differenza di altri che magari la percepiscono a fine carriera.
Ho avuto la fortuna di essere allenato fin da giovane da bravi allenatori e da loro ho sempre estrapolato, prendendone nota, tutti gli allenamenti che a me sembravano più interessanti e soprattutto quelle esercitazioni che mi coinvolgevano non soltanto fisicamente ma soprattutto mentalmente.
È anche vero che oltre le cose positive  annotavo anche le eventuali negatività, non solo sul campo ma anche nella gestione del gruppo, dei momenti positivi e di quelli negativi, del rapporto con la società con i tifosi e con la stampa.
Fin da giovane, avevo intuito che nel calcio il ruolo dell’ allenatore era il più difficile e complicato da svolgere, perché non si può essere soltanto bravi ad allenare sul campo, ma si deve saper svolgere egregiamente tutte le funzioni precedentemente elencate.
Allora notavo che i miei allenatori, seppur bravi, spesso mancavano o venivano meno con i punti cardini.

2. Ti sei preparato a questa avventura calcando i campi di tutta Italia, partendo dai dilettanti e scalando le categorie, formandoti con i due corsi Uefa B e Uefa A a Coverciano; quali ritieni siano i punti chiave della tua formazione?

Il punto chiave della mia formazione nasce da un unico sentimento: la passione.
Questa mi sprigiona dentro un’energia tale da darmi la forza e la volontà di studiare quotidianamente e migliorare sotto tutti punti di vista.
E’ normale che la scuola di Coverciano ti apra la mente su tante situazioni, ma il luogo dove si migliora di più è sempre in campo, nella panchina, nelle scelte, che spesso partendo da “sottoterra”, come piace dire a me, diventano il crocevia del tuo futuro.

3. Quali sono gli aspetti che ritieni essere fondamentali nella “cassetta degli attrezzi” dell’allenatore?

Io non so quali possano essere gli attrezzi fondamentali per un allenatore in genere, io so quali sono i miei. Conoscenza, competenza, passione e tante altre componenti sono poco o niente se poi alla base non c’è l’atteggiamento e in questa parola si racchiudono tante varianti per me.

4. Hai sentito parlare delle tecniche di allenamento mentale? Cosa ne pensi?
Come pensi sia valutato questo aspetto in un mondo calcistico culturalmente “cartesiano”, che scinde il corpo dalla mente?

Ne ho sentito parlare e mi trovo completamente d’accordo e proprio per questo ti racconto la prima cosa che ho fatto nel momento in cui ho deciso di fare l’allenatore.
Non iniziai a studiare moduli, tattiche o tecniche particolari di allenamento, ma feci subito un corso di comunicazione e persuasione e divoravo su Internet ore ore di lezione di vita e di sport.
Il mio pensiero è che un atleta, un calciatore è più semplice allenarli dalla punta dei piedi fino al collo, ma quello che fa veramente la differenza è come si allena dal collo in su.

5. Quali sono i tuoi obiettivi calcistici nel breve/medio periodo?
Quali obiettivi di miglioramento personale hai?

I miei obiettivi durante il campionato sono sempre nel breve periodo.
Non mi pongo obiettivi a lungo termine; ho vissuto sempre la settimana in maniera intensa, partendo da subito dopo la partita a pensare a quella successiva.
Facendo questo non ho tempo per guardare oltre la gara, sapendo che ho preparato al meglio;
studiare e migliorarmi sono  l’unico modo per raggiungere i miei obiettivi più velocemente possibile.

Queste le parole di Antonio Calabro, un allenatore emergente che, se continuerà ad emanare questa energia, riuscirà di certo a scalare le categorie come già ha cominciato a fare.

Ad Majora, Semper

 

 

2017-03-16T14:43:12+00:00