Le 5 domande di Football Mental Academy a… Walter Zenga

“Voglio visualizzare l’obiettivo come se l’avessi già conquistato.”

Iniziamo col botto la nostra serie di interviste, composte da una serie di 5 domande studiate da Football Mental Academy, raccogliendo la testimonianza di un grande ex calciatore ed allenatore: Walter Zenga.

1) Tu che sei stato un giocatore di livello mondiale e che sei un Coach di livello internazionale, quali pensi siano le aree che un allenatore deve sviluppare, in un mondo, non solo calcistico, che sta cambiando continuamente?

L’allenatore oggi deve essere preparato non solo tecnicamente e tatticamente, ma deve avere conoscenze anche di comunicazione, gestione, relazione, osservazione e rapporti. Tutto ciò riguarda più aree, da quella della squadra, a quella dirigenziale per passare dai rapporti con la stampa, i tifosi, lo staff medico e i social network. Tutto questo alla fine comporta un dispendio di energie enorme e uno stress notevole, senza poi dimenticare che alla fine conta solo il risultato.

2) In virtù delle tue esperienze in diverse nazioni, calcisticamente parlando, ci puoi descrivere come la figura dell’allenatore, in particolare dell’allenatore italiano, è percepita all’estero?

Noi italiani generalmente siamo visti bene, ci riconosco approcci e conoscenze tecnico/tattiche superiori alla media, ma alla prima partita giocata in maniera difensiva, ritorna di moda il catenaccio e la nostra pseudo mentalità del primo non prenderle…

3) Fra le varie competenze che un allenatore deve possedere, ci sono quelle comunicative, empatiche e motivazionali. Tu che sei stato uno dei primi allenatori italiani ad avvalerti di un Mental Coach, pensi che gli allenatori prestino sufficiente attenzione a questo aspetto, in virtù della cruciale importanza che ha questo argomento? Prestano attenzione a questo aspetto nella formazione del gruppo di lavoro?

Ho avuto sempre l’idea che il Mental Coach sia molto più utile all’allenatore piuttosto che alla squadra, noi Coach siamo soli, abbiamo la responsabilità di tutto e di tutti, le decisioni da prendere, le conferenze da fare, i rapporti con dirigenza, presidente, reparto medico, ecc… Nel corso della mia carriera di allenatore, i benefici sulla squadra provenienti dal Mental Coach, sono stati sempre di aiuto, soprattutto partendo dai colloqui individuali e con la presenza discreta e di appoggio/supporto da parte del Mental Coach. Quindi si, ritengo che questo sia un aspetto da non sottovalutare.

4) Come già detto, sei stato giocatore di livello mondiale ed ora sei allenatore internazionale: cosa è cambiato nel passaggio da un ruolo all’altro dal punto di vista puramente mentale? Quali sono le diverse richieste? Il punto di vista da allenatore ti ha fatto vedere con nuovo occhio esperienze da giocatore? E viceversa, hai usato le esperienze maturate da calciatore nell’analizzare situazioni che si sono presentate nel tuo lavoro di coach?

Il rapporto tra, quando ero giocatore e oggi che sono allenatore, non è minimamente proponibile, troppo diverso il ruolo, le responsabilità , il modo di rapportarsi, il come comportarsi ecc. è tutto completamente un altro mondo. Il mio essere stato un calciatore mi ha aiutato all’inizio, era come avere una “gold card” ma poi nel tempo non è più servito. Un allenatore bravo e top, riesce immediatamente a svestire i panni del calciatore e a non sentirsi dire ” pensa ancora come se fosse un calciatore”. Non è semplice cambiare rapidamente visione delle situazioni. Sei allenatore? ti siedi davanti nel pulmann o in areo, decidi quando come e perché, non frequenti i locali dove ci sono i tuoi giocatori, non arrivi allo stadio con le cuffie per sentire la musica, sei un Leader e quindi un esempio di comportamento, la figura da seguire.

Da calciatore puoi essere leader carismatico, leader tecnico, leader silenzioso, dipende da chi sei, dal ruolo, dal carattere…

5) Quale aspetto di te vorresti migliorare nel medio periodo? Su cosa lavoreresti in particolare?

Devo migliorare i rapporti interpersonali, pormi un obiettivo reale concreto, darmi un termine preciso, chiedermi cosa voglio cambiare e soprattutto perché, visualizzare l’obiettivo come se veramente l’avessi conquistato.

2017-05-02T18:50:03+00:00